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colli euganei

Colli Euganei - Euganei Hills

I campi di colza sono fioriti attorno ai Colli Euganei, sono immensi e gialli.
Non durerà molto la fioritura, altre due settimane circa e speravo di fare qualche foto.
A sinistra si riconoscono la Rocca (quella più bassa) e il Montericco, i due colli di Monselice.

campi di colza

colza al vento

buona pasqua

Mi unisco agli auguri di buona Pasqua di Don Albino Bizzotto, fondatore dell’associazione “Beati i Costruttori di Pace“.

La Pasqua quest’anno ci riserva auguri molti impegnativi. Sono giornate di passione quelle che stiamo vivendo, in collegamento diretto con le popolazioni d’Abruzzo colpite dal terremoto.
Le immagini e le informazioni in diretta hanno portato nelle nostre case la sofferenza delle persone e delle famiglie colpite. Oltre al cordoglio, è partita - quasi in forma spontanea - una solidarietà fattiva in tutta Italia. Tanti vorrebbero recarsi di persona sul posto per portare il loro aiuto e per far sentire la loro cordiale condivisione. E’ bella la presenza affettuosa di psicologi che aiutano i bambini ad uscire dal trauma e recuperare la gioia di vivere e la normalità del quotidiano. I nostri auguri non sono solo parole vuote.

Pochi giorni prima del terremoto a L’Aquila, più di cinquecento persone sono state inghiottite dal mare nel loro viaggio della speranza. Erano quattro imbarcazioni dirette dalla Libia verso Lampedusa; tre sono affondate. Sappiamo del salvataggio di 365 persone sulla nave italiana “Asso 22”, appartenevano a una delle quattro imbarcazioni alla deriva. Di tutte le persone finite in mare non abbiamo né immagini, né informazioni, né cordoglio, né solidarietà.
Erano figlioli giovani, donne e bambini. Più poveri e più disperati, ma proprio per questo non meno importanti per le loro famiglie. Quel mare costituisce il loro terremoto.
Anche a L’Aquila non hanno nome i “clandestini” sepolti nelle macerie e non dati nemmeno per dispersi.

Possiamo augurarci vicendevolmente un po’ più di umanità e di rispetto anche per i disperati e i disgraziati? Ci può essere qualche lacrima e qualche sentimento, una preghiera da parte nostra anche per loro e le loro famiglie?

Da un po’ di tempo la crisi non è solo argomento di specialisti; è realtà drammatica per tante persone senza lavoro e famiglie in grave difficoltà. A essere colpiti sono ugualmente italiani e immigrati, dipende dal settore di produzione. Per legge, gli immigrati sono riconosciuti solo in quanto lavoratori.

Possiamo privarli anche di quest’unico diritto? Anche per loro i figli e la famiglia valgono quanto per noi. Possiamo farci l’augurio che come lavoratori tutti abbiano pari condizioni, pari opportunità e pari diritti? Una volta, quando eravamo poveri, eravamo abituati a spartire tutto, anche il necessario. E’ inconcepibile pensare di spartire anche il lavoro? Qualora gli immigrati perdessero il lavoro, per rimanere in regola con la legge, possiamo dare loro un anno di tempo, e non solo sei mesi, per trovare una nuova occupazione?

Il Ministero dell’Interno ha diffuso i dati 2008: complessivamente è diminuita la criminalità! Le prime pagine degli organi d’informazione (televisione, radio e stampa) insistono sui fatti e le immagini di cronaca nera per tenere alta la pressione fondata sulla paura. Chi di noi avrebbe accettato di essere buttato come “mostro” in prima pagina per lo stupro della Garbatella a Roma, come è avvenuto per i due rumeni che non con centravano con quel delitto? Possiamo augurarci una lotta al crimine fondata sui fatti e che i delitti vengano perseguiti solo sulle responsabilità individuali e non sui pregiudizi etnici?

Possiamo auguraci che l’informazione aiuti ad affrontare le difficoltà e i conflitti in vista di una convivenza e di una cittadinanza fondate sui diritti e non sulla discriminazione dei più poveri?

Auguri cordiali a tutti!

Albino Bizzotto (Beati i costruttori di pace) per l’iniziativa “A braccia aperte!”
Padova, 11 aprile 2009

il successo dell’eccesso

Passeggiando con i colleghi per andare in mensa ogni tanto vengono fuori discorsi un po’ “impegnati”.

Proprio ieri si parlava dei giovani di oggi, tutto è partito dall’abuso di alcool, dagli incidenti che possono causare guidatori alticci eccetera. Ma a parte i discorsi sulla correttezza dei metodi di prevenzione ci siamo chiesti come si divertono i ragazzi di oggi, cosa fanno nel loro tempo libero. Chiaramente abbiamo fatto confronti con la nostra giovinezza quando bastava un pallone per passare il pomeriggio e un lampione per giocare a nascondino, mentre ora si possono vedere gruppi di ragazzi in sella ai loro motorini, completamente annoiati, svogliati e senza meta. Quali sono i punti di ritrovo per i giovani, perchè è difficile essere giovani attualmente. Hanno colpa loro, i loro genitori? Non abbiamo trovato molte risposte, solo tante domande.

Però questa frase che ho trovato oggi in un libro (che coincidenza!!!) mi ha dato qualche risposta.

La moderazione è una cosa fatale. Sembra che tra i giovani nulla abbia più successo dell’eccesso.

(Oscar Wilde)

Penso che abbia ragione il sig. Wilde, anche se lui non è stato un modello di moderazione. Basta solo seguire qualche programma televisivo o spot pubblicitari. I giovani sono malleabili a queste leggi che imperano in tv dove nascono modelli di comportamento. Molte volte sbagliati.

Riscoprire la moderazione è fondamentale, cercare l’autocontrollo e l’equilibrio è una necessità, capire che essere liberi non significa per forza essere sregolati e portarsi agli eccessi.
Ho letto tra l’altro una bella frase di Confucio: “chi si modera, raramente si perde”.

Ritrovare la moderazione è un segno di successo.

chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo

Riporto un articolo di giornale che meriterebbe di essere letto tutto.
Chi parla è Rose Busingye, infermiera ugandese che si prende cura dei malati di Aids.
Trascrivo solo alcuni punti che fanno rilfettere, almeno per avere un’altra versione dei soliti fatti.
Molte volte, spesso ormai, solo di alcune notizie viene fatta propaganda e si prendono per oro colato, tanto per avere sempre da ridire contro qualcuno, lanciare odio e seminare zizzania.

Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi

Il problema è capire se la vita ha un senso. Solo così posso volere bene a me e a chi ho davanti. E’ allora che lo proteggo, che faccio di tutto perché non si ammali.

L’Uganda è però anche il primo paese del continente nero ad avere attuato una politica vincente nella lotta all’Aids: in pochi anni si è passati dal 21 per cento della popolazione infetta al 6,4 per cento di oggi. “Lo abbiamo fatto – spiega Rose – senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone.Anche grazie al nostro presidente.

… si è cominciato ad andare nei vari villaggi a insegnare, ad esempio, che chi ha una vita sessuale ordinata non rischia di prendere l’Hiv, che l’astinenza e la fedeltà al partner sono fondamentali e che in certi casi particolari è anche opportuno usare il preservativo.

La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, a essere con i sofferenti

Tu vali più di un preservativo, il bisogno dell’Africa non sono i preservativi. Se lo pensi sei fuori dal mondo

Qui non abbiamo medicine, si muore di malaria, di dissenteria. E ci vogliono mandare i preservativi.

…e in Uganda … abbiamo abbattuto il numero di infezioni, tanto che adesso l’Hiv è soprattutto una malattia dei più ricchi, non dei poveri.

Il mondo dovrebbe avere il coraggio di parlare dell’origine della malattia, non di come contenere gli effetti di un comportamento di cui la malattia è diretta conseguenza.

“Rose, quanti gradi ci sono in Africa? Quante case hanno il rubinetto per lavarsi?’. Poi mi hanno fatto vedere le loro mani: ruvide e rovinate dal lavoro nella cava, affilate come un sasso. E se basta un po’ di polvere per rompere il preservativo… Capisci? Non hanno neanche le lenzuola, i letti, l’acqua – ride – E pensano di salvarci con i preservativi!”

no line on the horizon

Centrica

Centrica
Questa la recensione di Andrea Vignati nella rivista Metal Hammer, ci tenevo a pubblicarla perchè è una gran bella recensione per un grande album d’esordio.

Centrica, ossia l’orgoglio progressivo italiano!

Detta così sembrerebbe un’affermazione sterile e gonfiata, scelta a puntino dal battage pubblicitario della band eppure, grazie alla francese Musea Records, possiamo godere di questo autentico gioiello strumentale, un disco suonato con la S maiuscola.

Le ambientazioni strumentali sono sempre le più ostiche, quelle che richiedono un flusso continuo di dettagli per magnetizzare l’orecchio dell’ascoltatore: per i Centrica si tratta del pane quotidiano perché i sette lunghi brani proposti si muovono, respirano ed hanno carattere.

Scelte razionali si accompagnano ad un’esecuzione impeccabile, a suoni selezionati e potenti, cristallini e dettagliati.

Grande lavoro, dedicato a chi ama preparazione tecnica e stile: liberatelo nell’aria, vi riempirà i polmoni di freschezza e di energia stimolante! [voto 8/10]

I Centrica sono:
Andrea Pavanello
Giorgio Rovati
Alberto De Bortoli
Dario Ciccioni

prima malati che clandestini

Presento il comunicato stampa del FESMI (Federazione Stampa Missionaria Italiana) che mi ha dato il mio amico Padre Mario, missionario Saveriano.

I missionari bocciano la norma del governo

Una ferita ai diritti delle persone immigrate e un pericolo per la salute degli stessi immigrati e dei cittadini tutti. Così giudichiamo la revoca della legge che impediva ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie e perciò esprimiamo la nostra indignazione.

La decisione adottata dal governo (che va ad aggiungersi a quella di rendere la clandestinità un “crimine”) costituisce un fatto grave, per di più in un momento delicato come l’attuale in cui al legislatore sono chiesti saggezza, equilibrio e lungimiranza. L’esigenza legittima di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza non può mai far sì che siano calpestati i diritti delle persone. Una scelta di questo tipo non fa che aggravare un clima già pesante, che vede gli immigrati più vulnerabili che mai e tende a esasperare le contrapposizioni, invece di favorire l’integrazione.

Il provvedimento in questione, inoltre, si rivela miope in quanto a tutela della salute pubblica, dal momento che scoraggia di fatto gli immigrati che necessitano di cure e non hanno i documenti in regola, allontanandoli da ospedali e ambulatori. Il rischio che si diffondano malattie e che, contemporaneamente, si alimenti un mercato della salute parallelo è tutt’altro che teorico.

Per queste ragioni, condanniamo con forza l’operato del governo su questo punto e auspichiamo che la norma in questione sia ritirata al più presto. Chiediamo soprattutto che cambi l’approccio culturale a una questione come l’immigrazione. Noi, che in Africa, Asia e America Latina siamo stati immigrati, abbiamo ricevuto calore e accoglienza e abbiamo sperimentato la possibilità concreta di reciproco rispetto e condivisione di valori, tradizioni e ricchezze spirituali al di là di differenze etniche, culturali e religiose. Un popolo e uno Stato che si riconoscono nei valori della Costituzione non possono rinunciare ad avvicinare l’immigrato – regolare e clandestino – innanzitutto come una persona, con diritti e doveri. In caso contrario, stiamo scivolando a grandi passi verso la barbarie.

Federazione Stampa Missionaria Italiana
Commissione Giustizia e Pace della Conferenza degli Istituti Missionari Italiani
Milano, 6.2.2009