lostinthesky

Archivio per April, 2008

Berlino e Sachsenhausen

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L’unica escursione fuori Berlino è stata al campo di concentramento di Sachsenhausen ed è stata la prima volta che ho messo piede in un campo nazista.
Già dall’ingresso, recante la frase “Arbeit macht frei”, mi sono sentito avvolto da un’atmosfera palpabile di morte. Ora potevo vedere con i miei occhi quello che avevo sempre letto e che mi ero immaginato. Sapere che in quel prato, in quegli spazi, in quelle baracche si era consumata la fase risolutiva della politica di Hitler mi dava i brividi. Quello che più mi ha impressionato sono state le testimonianze dei sopravvissuti ormai ridotti a esseri, perché di persone non si può parlare, senza sentimenti, senza ricordi e senza dignità. Totalmente annullati. Passeggiando mi sono chiesto come si è arrivato a tutto ciò, come è possibile che delle persone abbiano pensato uno sterminio del genere, pensato nei più piccoli e crudeli particolari, ma non ho trovato risposta perché la risposta è fuori dai miei limiti mentali.

La striscia della morte: il recinto ad alta tensione e il muro del lager. Molti detenuti che non sostenevano il peso fisico e psicologico del campo si gettavano tra il filo spinato ad alta tensione per morire “degnamente”.

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Piazza d’appello: in questa piazza semicircolare i detenuti venivano chiamati all’appello inizialmente tre volte al giorno poi la mattina e la sera. Questo era spesso una tortura che si protraeva per diverse ore sotto la pioggia e al freddo. Si vede la pista di testaggio per scarpe munita di pavimentazione diverse. Qui erano costretti a marciare tutto il giorno per per testare il materiale della suola. Nella piazza c’era un patibolo per le impiccagioni che avvenivano quotidianamente anche per i soli ritardatari all’appello. Tutti erano costretti ad assistere. Il patibolo veniva addobbato come albero di natale sotto il periodo natalizio. Pazzesco!!!

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Continua..

di corsa

Evvai, oggi sono riuscito ad andare a correre. Quest’anno mi sono promesso di essere un po’ più atletico e visto che il mio amico bachibouzouk non mi chiama per andare a giocare a tennis, mi sono organizzato da solo.
Non che ne sia tanto entusiasta ma lo devo fare, lo devo, lo devo, lo devo (autoconvincimento).

Dopo dieci minuti di affanno in salita stavo per fermarmi ma ho incrociato due ragazze che tornavano a casa e non potevo certo fare figuracce, ho dovuto spremermi e aumentare il passo.
Prima di stramazzare al suolo una anziana dal balcone mi urla:
“Che ci fai con la sciarpa rossa in questa stagione???”
E io: “E’ la linguaaa!”

Marco Paolini

Marco Paolini

E’ sempre un piacere andare agli spettacoli di Marco Paolini e quello di ieri sera “Miserabili. Io e Margaret Thatcher con i Mercanti di liquore” è stato un grandissimo spettacolo.
Paolini ti cattura subito con la mimica, con le parole e con i silenzi.
Sono dei veri concentrati di verità e ironia.

Qui un po’ di foto.

Meme

Mi ero promesso di non partecipare ai meme, ma se me lo chiede Sciura Pina, come faccio a rifiutare?

Le sei cose che ti piace fare:

  • Cantare a squarciagola in macchina. Faccio pena, ma tanto non mi sente nessuno. Qualche camionista mi suona però!
  • Sentire il click della mia canon quando scatta una foto
  • Passeggiare tra i sentieri dei miei Colli Euganei e nei punti panoramici perdermi con lo sguardo all’infinito
  • Bere un birra con il mio amico bachibouzouk
  • Mangiare la pizza fatta in casa
  • Passare la mano su una pianta di Timo e annusarla

Ecco l’ingrato compito del passaggio del meme. Nomino:

Bachibouzouk
Xphi. Tiè beccati sto’ meme.
Appunti Novalis
Gryphius
Fotogenesi
Milla: a lei piacciono gli elenchi…

Queste le regole:

a) Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
b) Inserire le regole di svolgimento;
c) Scrivere sei cose che vi piace fare;
d) Nominare altre sei persone affinché proseguano il meme;
e) Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici memati.

Berlino e il Muro

muro di berlino

Passeggiando spensierati per le grandi vie di Berlino, puoi anche non farci caso e passare attraverso il muro, anzi calpestarlo.
Ora, tutto quello che resta di quella barriera di 150 km, è solo una striscia di sanpietrini che divide strade e case.

La costruzione del Muro di Berlino iniziò il 13 agosto del 1961 per cercare di arrestare il flusso di persone che da Berlino Est passava a Berlino Ovest in cerca di condizioni di vita migliori.
Dal 1949 infatti la Germania era divisa e così pure Berlino. Nella parte occidentale si era costituita una Repubblica Federale Tedesca e pian piano si stava riprendendo dopo la guerra. La zona orientale invece era sovietica ed era la Repubblica Democratica Tedesca meglio conosciuta come DDR con Berlino Est come capitale. Qui si viveva male con rigidi vincoli economici e sfruttamento dei lavoratori. Nonchè privazioni delle proprie libertà in una clima di oppressione e di spionaggio. Lo si vede bene nel film “Le vite degli altri” che consiglio di vedere.

Nel 1989, e qui io me lo ricordo abbastanza bene, dopo numerose manifestazioni, si aprirono i confini e le due Berlino erano di nuovo riunite. Ricordo le foto delle lunghe file di Trabant, le macchine prodotte nella DDR, che attraversavano il muro.
Le ricordo anche perchè al mio primo concerto degli U2 (ZooTv tour) erano appese sopra al palco e i loro fanali illuminavano lo stadio.


Nell’area abbondonata dove sorgeva il quartiere generale della Gestapo, il comando centrale delle SS, ora sorge una mostra all’aperto chiamata Topographie des Terrors. Una mostra ricca di foto e documenti sul Terzo Reich. Oramai i palazzi sono completamente distrutti, non restano che macerie. Qui i gerarchi nazisti progettarono (”progettare” è proprio una bruttissima parola) l’Olocausto. L’atmosfera è veramente funesta.

Berlino e la porta di Brandeburgo

Eccomi sono tornato. Doveva essere una breve gita a Berlino invece si è allungata di una paio di giorni. EasyJet ha cancellato il volo di ritorno all’ultimo momento quando eravamo già al gate in attesa dell’imbarco. Passato il panico e la rabbia un po’ alla volta ci siamo abituati a questa estensione di ferie a dir poco provvidenziale per visitare quello che ci mancava tra cui il Reichstag (ne parlerò).

L’idea è quella di scrivere alcuni articoli su quello che abbiamo visto, magari anche un po’ didattici con alcune foto. Lo faccio soprattutto per me in modo che me ne ricordi. La mia memoria funziona così, se scrivo dura di più. Se non scrivo il ricordo svanisce tra la nebbia.

Il primo giorno è stato dedicato naturalmente al viaggio ma la sera non volevamo perderla e siamo corsi diretti verso il simbolo più conosciuto di Berlino così un po’ per dirle che eravamo arrivati.

La città è ordinata, ogni cosa è a suo posto, organizzata, il traffico non è minimamente paragonabile a quello delle nostre grandi città. Quasi non esiste. Le strade sono ampie, ricche di semafori per i pedoni. Le piste ciclabili corrono ovunque. Queste sono state le prime cose che ho notato.

La porta di Brandeburgo è lì, maestosa tra un cielo blu e minaccioso. Poche persone passeggiano, alcuni turisti scattano le loro foto cercando la posizione migliore, altri sono in giacca e cravatta, sono i dipendenti della banca a fianco, anche loro passeggiano chiaccherando.

E’ il simbolo della Germania riunificata. In alto alle colonne doriche una dea alata, simbolo della vittoria, guida un carro trainato da quattro cavalli.
Un bel giorno Napoleone si prese la dea e se la portò a Parigi ma dopo la sua sconfitta ritornò al suo posto.

Porta di Brandeburgo

aufwiedersehen

Domani mattina ho un aereo diretto a Berlino che mi aspetta.
Ciao a tutti, spero di tornare con tante cose da raccontarvi e le compact flash piene zeppe di foto.