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Archivio per la categoria 'esperienze'

Berlino e Sachsenhausen

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L’unica escursione fuori Berlino è stata al campo di concentramento di Sachsenhausen ed è stata la prima volta che ho messo piede in un campo nazista.
Già dall’ingresso, recante la frase “Arbeit macht frei”, mi sono sentito avvolto da un’atmosfera palpabile di morte. Ora potevo vedere con i miei occhi quello che avevo sempre letto e che mi ero immaginato. Sapere che in quel prato, in quegli spazi, in quelle baracche si era consumata la fase risolutiva della politica di Hitler mi dava i brividi. Quello che più mi ha impressionato sono state le testimonianze dei sopravvissuti ormai ridotti a esseri, perché di persone non si può parlare, senza sentimenti, senza ricordi e senza dignità. Totalmente annullati. Passeggiando mi sono chiesto come si è arrivato a tutto ciò, come è possibile che delle persone abbiano pensato uno sterminio del genere, pensato nei più piccoli e crudeli particolari, ma non ho trovato risposta perché la risposta è fuori dai miei limiti mentali.

La striscia della morte: il recinto ad alta tensione e il muro del lager. Molti detenuti che non sostenevano il peso fisico e psicologico del campo si gettavano tra il filo spinato ad alta tensione per morire “degnamente”.

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Piazza d’appello: in questa piazza semicircolare i detenuti venivano chiamati all’appello inizialmente tre volte al giorno poi la mattina e la sera. Questo era spesso una tortura che si protraeva per diverse ore sotto la pioggia e al freddo. Si vede la pista di testaggio per scarpe munita di pavimentazione diverse. Qui erano costretti a marciare tutto il giorno per per testare il materiale della suola. Nella piazza c’era un patibolo per le impiccagioni che avvenivano quotidianamente anche per i soli ritardatari all’appello. Tutti erano costretti ad assistere. Il patibolo veniva addobbato come albero di natale sotto il periodo natalizio. Pazzesco!!!

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Continua..

di corsa

Evvai, oggi sono riuscito ad andare a correre. Quest’anno mi sono promesso di essere un po’ più atletico e visto che il mio amico bachibouzouk non mi chiama per andare a giocare a tennis, mi sono organizzato da solo.
Non che ne sia tanto entusiasta ma lo devo fare, lo devo, lo devo, lo devo (autoconvincimento).

Dopo dieci minuti di affanno in salita stavo per fermarmi ma ho incrociato due ragazze che tornavano a casa e non potevo certo fare figuracce, ho dovuto spremermi e aumentare il passo.
Prima di stramazzare al suolo una anziana dal balcone mi urla:
“Che ci fai con la sciarpa rossa in questa stagione???”
E io: “E’ la linguaaa!”

Marco Paolini

Marco Paolini

E’ sempre un piacere andare agli spettacoli di Marco Paolini e quello di ieri sera “Miserabili. Io e Margaret Thatcher con i Mercanti di liquore” è stato un grandissimo spettacolo.
Paolini ti cattura subito con la mimica, con le parole e con i silenzi.
Sono dei veri concentrati di verità e ironia.

Qui un po’ di foto.

italiani puliti

Questa è una sacrosanta verità e penso ce ne siamo accorti tutti andando all’estero.

Senza scendere nei luoghi comuni della moquette che tappezza pareti e pavimenti delle case inglesi e irlandesi è proprio vero che noi abbiamo più gusto di loro nell’arredamento, nella qualità dei mobili e nella cura di tutta la nostra casa.

Dietro le bellissime e romantiche facciate si nascondono appartamenti polverosi scricchiolanti e appiccicosi e questo lo dico per esperienza. Che il verde non manchi e che il giardino quindi sia bello e in ordine è un altro discorso, ma si vive in casa e molte case non sono proprio degne di essere abitate.

Forse tra Irlanda e Inghilterra i più zozzi sono gli inglesi, ricordo quando sono andato a Londra in un appartamento con amici, non mi sarei stupito di vedere anche animaletti squittire. Moquette ovunque anche in bagno e perfino nel bordo del water e nel coperchio, una cosa schifosa. Vasca da bagno con rubinetteria con croste di calcare dell’età di Cristoforo Colombo, letti sconquassati e materassi con due molle funzionanti. Odore da chiuso e umidità. Finestre con vetri spessi un millimetro con telai di legno inesistenti e porte con mille strati di vernice uno sopra l’altro che ormai non si chiudono più.

O forse siamo noi maniaci dell’ordine e delle cose belle?

Questa una delle cose buffe che ho trovato all’estero.

le ricerche in biblioteca

“Zio, mi cerchi su internet la biografia di Giuseppe Verdi che devo fare una ricerca?”
Questo è il grandissimo sforzo della mia nipotina (acquisita) per fare una ricerca a scuola in seconda media.

Tutto si riassume in una asettica pagina stampata da wikipedia, una pagina che forse non capiranno nemmeno e forse nemmeno si sforzeranno di capire. Qualche minuto e la ricerca è fatta.

Forse non verrà nemmeno ricopiata nel quadernone delle ricerche, ma incollata sopra. Forse evidenziata in qualche punto. Letta una volta e dimenticata per sempre. Sforzo, passione, impegno quasi inesistenti.

Ai miei tempi (come se fosse passato tanto tempo) non era proprio così. Internet non c’era e le ricerche le andavamo a fare in biblioteca al castello di Monselice. Era bellissimo. Entravi e c’era un silenzio di tomba, solo qualche brusio.
Un silenzio maestoso come i volumi dell’enciclopedia che sfogliavamo.

I libri ti guardavano dall’alto degli scaffali tu eri piccolo e loro sapevano che contenevano quello che ti interessava, ma mica te lo facevano capire! No! Allora dovevi prenderne uno, sfogliarlo, poi rimetterlo al suo posto e riprenderne un altro, e così via a consultare volumi per estrarre da ciascuno qualche cosa. Era proprio un lavoro di ricerca, un lavoro che durava ore e che ti costringeva a leggere molti articoli e cercare le cose più interessanti. Di studiare in un altro modo, perchè quel lavoro era tuo e ti sentivi fiero della tua opera, mai uguale alle altre.

Non si potevano fare fotocopie e allora, giù a ricopiare, poi….. entrava la tipetta che ti piaceva e li la ricerca era bella che finita.
Sguardi e occhiate furtive e complicità ti facevano perdere tutto il pomeriggio, ma anche questo era il bello di andare in biblioteca. E poi le donne sono sempre state affascinate dal tipo intellettuale e li potevi esserlo o almeno sembrarlo.

Internet sarà anche una grande comodità ma queste cose forse si sono perse.
E ricordo come se fosse ieri la ricerca sulla tensione superficiale data per punizione dal prof di Fisica.

il tram di milano

Se sei fermo ad aspettare il tram la sera a Milano, prima ancora di vedere il fanale rotondo lo senti sferragliare da distante.
Quando si aprono le porte, magari a fatica e cigolando, entri nel passato.

Non aspettarti una comoda poltroncina imbottita, anzi ti attende un posto gelido, sempre se ne trovi!
Se rimani in piedi di certo non fai un gran viaggio, anzi devi lottare con le altre persone, aggrapparti a tutto quello che hai davanti, si anche ai cappotti se non vuoi finire a gambe all’aria. E’ una prova di estremo equilibrio.

Ma se sei seduto il viaggio diventa molto più confortevole ed è bellissimo guardare fuori dal fnestrino tutte le vie in cui passa e le auto bloccate nel quotidiano traffic-jam di Milano le sorpassi con grandissima soddisfazione.
La sua velocità ti permette anche in alcuni casi di guardarti le vetrine dei negozi risparmiandoti una passeggiata tra la calca o l’odiosa andatura da shopping.

Le persone salgono e scendono ad un ritmo frenetico ed ogni secondo è buono per ascoltare musica, leggere qualche parola di un libro che poi continueranno in metropolitana, fare una telefonata. Il tragitto diventi parte del tempo libero da sfruttare. Io questo non sarei proprio capace, se ho un finestrino vicino, guardo fuori e basta o se il panorama non è dei migliori osservo la gente.

E’ veramente emozionante vedere il vecchio tram arancione che si intrufola in mezzo al caotico e moderno traffico cittadino.

palle di neve

Ieri mattina aprendo le finestre ho visto il giardino imbiancato. Non tantissima neve, anzi, solo una spruzzata, ma quel tanto che basta per ricordarmi che siamo in inverno.
Dopo qualche ora quella poco neve era gia’ quasi sparita lasciando qualche macchia bianca tra l’erba e le strade piu’ sporche di prima.

Pero’, nei sentieri del montericco, la neve ha resistito soprattutto nelle zone in ombra e questa mattina molta gente faceva jogging e alcuni bambini giocavano a palle di neve.

Mi ha fatto ricordare quando nel mio vecchio quartiere giocavamo anche noi a palle di neve ed era terribile quando ti entrava la neve nella schiena. Ricordo che facevamo proprio delle epiche battaglie, eravamo in molti e quindi si potevano fare delle proprie guerre. Tra quartieri vicini c’è sempre stata rivalita’ e ogni scusa era buona per azzuffarsi.
Bastava sceligere la neve giusta, quella bella compatta, avere un po’ di mira, e forza nel braccio.

Noi perdavamo sempre perche’ nel nostro quartiere c’erano molte bambine e nei lanci non riuscivano ad oltrepassare la strada che ci dividiva e quindi noi maschietti dovevamo esporci in prima linea e posso dire che un pomeriggio sono stato letteralmente bombardato tanto da dover fuggire casa con tutta la neve dietro la schiena.

Ho avuto l’idea di conservare in freezer una palla di neve per potermi vendicare, ma qualche mese dopo tirandola fuori ho avuto l’amara sorpresa: era diventata un blocco di ghiaccio! Certo, sarebbe stata una bella vendetta ma non l’ho usata.

Non c’è mai stata amiciza tra noi del quartiere delle case bianche e quello delle case marroni. Mai.